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4 giornalisti in cucina “mangiati” da
AIMO MORONI
Martedì 02 Dicembre 2003, ore 20:00
QB
Via Farini, 70, Milano

Geografia della cucina
di Marco Gatti

Amo le colline del Monferrato (ci sono nato), Milano (ci vivo), la Liguria ed il suo mare e Lecco ed il suo lago (ci sogno).
Delle colline monferrine adoro le ore che sembrano infinite,
i silenzi, quella loro capacità di restituire le giuste proporzioni alle vicende del vivere (è vero o non è vero che in città ci si affanna per questioni che poi, spesso, si rivelano inezie?).
Di "Milàn", mi tengo stretta la nebbia, il "coeur in man",
il piacere della compagnia e della bisboccia, la voglia di costruire (senza un ideale, che cosa è la vita?). Dei due miei "rifugi", invece, ovvero di mare e lago, appunto, mi sono care le scarmigliate chiome degli ulivi, il morbido e salmastro tremolare della marina, la dolce e malinconica nenia lacustre, la fiera e ferrigna maestà della Grigna, il loro invitare alla riflessione ed il loro incessante richiamare al mistero.
Da questo mio essere piemontese, lombardo e ligure allo stesso tempo, derivano le mie preferenze di gola, ovvero l'affetto smodato, tra i vini, per barbera (frizzante, in primis), barolo e barbaresco (Piemonte), barbacarlo e bonarda (Lombardia), pigato e sciacchetrà (Liguria), tra i cibi, per bagna caoda, bollito misto e batsoà (Piemonte), cassoeula, costoletta alla milanese e risotto allo zafferano (Lombardia), piuttosto che per pasta al pesto, stoccafisso a brandacujun e cappon magro (Liguria). Perché gli spaghetti al cipollotto? Come fare a dire con un piatto di questo mio essere piemontese, lombardo e ligure, allo stesso tempo? Impossibile. Su qualunque piatto si fosse concentrata la mia attenzione, bagna caoda, cassoeula, o pasta al pesto che fosse, qualcosa di me sarebbe rimasto a voi oscuro. E allora, la scelta. La sintesi di me Piemonte, Lombardia e Liguria? L'Italia. Il piatto più italiano dei sommi Moroni di Milano che, oggi, (evviva) sono con noi? È il piatto bandiera di Aimo e Nadia, ovvero quegli spaghetti al cipollotto che, con la loro apparente disarmante semplicità, tanti (il numero di imitatori è davvero sterminato) hanno pensato di poter riproporre senza problemi, ma che, ad oggi, nessuno mai è riuscito a realizzare come solo Aimo e Nadia sanno fare.
La ragione per cui ci provo anch'io? Coraggio? Nobiltà d'animo? Niente di tutto questo. Il motivo della mia scelta, lo confesso, non è nulla di virtuoso, è solo gola...Perchè vi immaginate la goduria se Aimo e Nadia, di fronte a un tentativo di imitazione tanto maldestro quanto sarà quello del sottoscritto, non foss'altro che per il desiderio di riscattare la loro immagine, si mettessero ai fornelli al fine di lasciare ai commensali un ricordo veritiero del loro piatto capolavoro?
E voi capite, di fronte all'ipotesi che ciò possa accadere, un goloso impenitente come me, poteva forse lasciarsi sfuggire una simile possibilità?


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