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4 giornalisti in cucina “mangiati” da
NADIA E ANTONIO SANTINI
Martedì 08 Luglio 2003, ore 20:00
QB
via farini 70, Milano

La trottola e l'aspic di frutti di bosco
di Gianluca Beltrame

João aveva la faccia tonda della felicità: sette anni, il cuore pieno di allegria, faceva saltare la sua trottola sul selciato di praça do sè, là in cima al Pelourinho di Salvador de Bahia.
Ai turisti che capitavano a guardarlo distribuiva sorrisoni; ai loro figli, spesso imbronciati e capricciosi (colpa del fuso?), provava a insegnare come arrotolare la cordicella sul rocchetto e poi lanciare. Tanto quei bambini non ci riuscivano mai a far girare la trottolina, e se ne andavano ancora più imbronciati
e capricciosi, giocando con il Game Boy.
Sì, lo so, l'ho presa alla lontana. Ma, se devo provare a raccontare qual è il mio piacere per il cibo, devo anche raccontarvi di João, così è più facile. Perché mi piacciono le cose semplici, dal sapore schietto e non contaminato: non cambierei mai una buona polentina fritta con sopra il lardo di Colonnata che si squaglia (quella che fa la mia amica Mariella) con un intricato pasticcio di quella che oggi chiamano “cucina fusion”.
Perché non mi faccio incantare più di tanto dal fascino intellettuale di un piatto, mentre mi sciolgo per la pura bontà. La trottola contro il Game Boy. E poi c'è lo stupore, il rocchetto che gira sul selciato e chissà che cosa sta immaginando João.
Per questo stasera ho scelto l'Aspic di frutti di bosco: dentro a quella gelatina, nel lampone sospeso in trasparenza accanto al mirtillo, possiamo sognare quello che vogliamo. Vederli galleggiare è un po' una magia.
E poi una cosa è sicura: i frutti di bosco sono semplicemente buoni. Ontologicamente buoni, mi verrebbe da dire. Anche la banale frutta brinata sa essere una sorpresa.
Questo era quello che volevo raccontarvi con questo dessert: spero solo di non aver osato oltre le mie scarse capacità.
Del resto João ci ha provato a insegnarmi, ma io quella maledetta trottolina non sono mai riuscito a farla girare e saltare. Lui, lo spero proprio, anche adesso sta giocando sul selciato di praça do sè, là in cima al Pelourinho di Salvador de Bahia. Sorride e si diverte un sacco.


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