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4 giornalisti in cucina “mangiati” da
UGO ALCIATI
Mercoledì 27 Giugno 2007, ore 13:00
GUIDO Ristorante
via Fossano, 19, Pollenzo (CN)

Di solito non uccido
di Luca Ferrua



C’era una volta in America. Un giovane giornalista italiano, anzi piemontese, con la puzza sotto il naso e un vecchio cronista romano a New York. Un invito: “Ti porto a mangiare dal mio amico Tony, così ti passa la nostalgia dell’Italia”. Io ero arrivato da 48 ore e avevo gli occhi pieni di grattacieli, luci e sogni. Nostalgia zero. Evidente che per il mio accompagnatore era tutta una scusa per andare a mangiare dal suo amico Tony. Ma vabbè eccoci qua. Vecchia Brooklin, nel senso di cadente, data in prestito ai mediorientali, non quella di Peter Luger e del River Cafè. Si mette male, malissimo quando Tony dice con una forte inflessione egiziana: “Per gli amici italiani faccio io: spaghetti and meat balls”. Ecco e adesso. Per altro da queste parti vent’anni fa era un classico. Ai produttori di vino arrivati con la valigia e qualche bottiglia è capitato all’infinito. C’è voluto “Barbetta” per mangiare bene piemontese e tanti altri da Le Cirque ai capolavori di Felidia e dell’impero della famiglia Bastianich. Divagazioni. Arriva il piatto. L’amico si butta. Spaghetti and meat balls e boccale di Bud. Va bene provo. La pasta è al dente. Ottimo! E gli spaghetti alle polpette, cominciamo a chiamarli con il loro nome, buoni, anzi molto buoni.
Avrete capito che il mio palato non si spaventa tanto facilmente, ma quando mi hanno raccontato di Scuochi, mi è tornata in mente questa storia. Per chi non avesse ancora capito. Primo non so cucinare, secondo questo piatto non l’ho mai fatto prima d’ora. Mi piace mettermi ai fornelli, ma se penso alla competizione mi squaglio, se devo programmare qualcosa la provo mille volte e trasformo la piacevolezza in incubo. Quindi improvviso. Come Tony, che in realtà non era il proprietario del ristorante, ma un cuoco egiziano. Quindici giorni prima lavorava in un yellow cab, sì nel senso che faceva il taxista, eppure quel giorno ha lasciato senza parole un piemontese con la puzza sotto il naso che prima di partire aveva dichiarato con la vena del banfone so tutto io: finche non torno a casa niente pizza o spaghetti. Invece. Vabbè. Dopo la scelta una semplice equazione, mettiamo insieme ingredienti tipici della tradizione piemontese e trasformiamo questi spaghetti in una vendetta sabauda. L’idea è diventata realtà con l’intervento della meravigliosa Luisa che ovviamente non la metterà mai in carta nel suo “Le Vitel Etonnè”. Chissà se funziona magari la mando a Tony, quello vero. Ristoratore a Brooklyn quando ancora si poteva dire Broccolino che oggi fa lavorare i nord africani e qualche portoricano perché gli italiani che arrivano negli Usa per fare i cuochi parlano solo con le stelle. E lui è troppo unto per brillare. Massì in fondo è tutto un gioco, anche scuochi. Magari so cucinare. Magari no, ma di solito non uccido.


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